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Pubblicato bilancio al 30 giugno 2018 : piccolo rosso che non preoccupa

E’ stato reso pubblico il bilancio del Napoli al 30 giugno 2018 (terzo anno di Sarri, quello dello Scudetto morale), si chiude con un leggero rosso di poco più di 6 milioni dopo il 2017, in cui vi è stato il  bilancio più ricco di sempre (quello delle plusvalenze “monstre” derivanti dalla cessione di Higuain  e dalle entrate considerevoli della Champions, Coppa in cui fummo eliminati dal Real agli ottavi di finale).

Si è dunque passati da un esiguo rosso dell’anno 2016 di di 3,2 milioni (ampiamente coperti dai 59 milioni di riserve di utili accumulati nel corso dell’era De Laurentiis a quella data) ai 66 MILIONI di utili del 2017 all’attuale con un segno negativo modesto.

Dunque il Napoli nel triennio ha avuto 2 bilanci negativi e uno molto positivo, con un totale di + 57 milioni accantonati come riserve di utile, che sono garanzia di solidità e (vedremo poi) anche di solvibilità.

Non a caso le riserve volontarie sono cresciute e si attestano sui 115 milioni, mentre il cash è di 118 milioni, tutti in cassa al 30.06.2018.

Ricordiamo cosa era successo l’anno precedente, il che serve anche a comprendere i numeri di questo bilancio, che analizzeremo nel particolari.

Nel 2017 ricavi per 308 milioni e costi per 207 milioni hanno determinato 100 milioni di entrate in più, dai quali sono stati detratti  34 MILIONI di tasse pagate al fisco per arrivare all’utile di 66 milioni.

i 66 milioni di utile sono stati posti a riserva e si sono aggiunti ai 56 accumulati negli anni, arrivando a un monte riserve di 110 milioni (cresciuto, come detto di altri 5 milioni).

La cifra di 110 milioni non è solo in numeri, ma corrisponde pedissequamente anche all’attivo circolante (che l’anno precedente a fronte di 56 milioni di riserve era di 80 milioni), cresciuto a 118 milioni.

La cessione di Higuain (e Gabbiadini) hanno generato 104 milioni di plusvalenze, che sono il surplus rispetto al 2018 insieme alle allora maggiori entrate derivanti dal raggiungimento degli ottavi di Champions (66 milioni), per un totale di 170 milioni.

Questi 170 milioni sono una cifra importante e significativa, che spiegano bene un altro dato : ossia che il Napoli senza Champions e senza plusvalenze ha un fatturato strutturale di circa 140-150 milioni, con il quale mai avrebbe potuto sostenere costi per 207 milioni e mantenere il livello della rosa attuale.

Certo, si potrebbe fare il ragionamento opposto, ossia senza questi 170 milioni, il Napoli non avrebbe potuto, nè dovuto caricarsi di costi così eccessivi (che, tra l’altro, non hanno evitato nel 2017 un salasso fiscale di ben 34 milioni, pagati come aliquota sui 100 di utile finale).

Numeri che fanno del Napoli, al momento, una società tra le più ricche in Europa, sicuramente una delle più solide a livello europeo.

C’è chi va avanti con una situazione debitoria da brividi (Inter, Milan, Roma, colpite dal FpF) e chii resta seconda in classifica, pur avendo un fatturato inferiore.

Ciò a dimostrazione che chi spende scriteriatamente, pur non avendone avuto diritto e possibilità, è puntualmente penalizzato anche dai risultati sportivi.

Il Napoli è cresciuto sul campo, anche grazie all’oculata gestione economica.

Ma torniamo ai numeri del bilancio 2018, per comprendere perchè il Napoli ha chiuso in leggera perdita e che cosa comporta questo per presente e futuro.

RICAVI ( 215 milioni -nel  2017, 308 milioni)

1) Ricavi da gare

I ricavi da stadio, ossia dalle gare degli azzurri nell’annata calcistica 2017-2018 ammonta a 19,1  milioni (arrotondati), contro i 19,7 milioni dell’anno precedente.

La differenza sostanziale sta in 600mila euro della Coppa Italia. Considerando che in Campionato si è avuto un incremento di circa 2 milioni e senza gli ottavi di Champions in Europa c’è stato un decremento di 2 milioni.

- 11 milioni da gare di Campionato contro gli 8 milioni dell’anno precedente e gli 11 dell’anno ancora prima, quindi 3 milioni in più

Questo dato è molto interessante e riguarda i dati del triennio di Sarri : come si può notare nei 2 anni in cui il Napoli ha lottato per lo Scudetto (2016 e 2018) ha avuto incassi superiori a quello in cui la lotta non c’è stata (2017).

Il che aiuta anche a rispondere alla domanda frequente, ossia cosa frena il pubblico dal frequentare o meno lo Stadio : per almeno un 20-25% si potrà rispondere l’ OBIETTIVO.

- solo 281.000 euro da gare di Coppa Italia (usciti nei quarti contro l’Atalanta), contro gli 850mila euro da gare dell’anno precedente (in cui raggiungemmo la semifinale con la Juventus) di Coppa Italia, rispetto ai 600mila circa del 2016 (in cui ai quarti l’Inter ci eliminò al San Paolo nella famosa gara del “finocchio”),

- la differenza sono le entrate per le gare europee, 4milioni e 182mila euro (fuori nel girone di Champions contro Shakthar e M.City e ci siamo fermati nei 16esimi di EL contro il Lipsia) contro i ben 6 milioni e 600mila dell’anno precedente (ottavi col Real), contro lo scarso  milione derivanti dalle gare di EL nell’anno precedente (vincemmo il Girone e ci fermammo nei 16esimi contro il Villareal).

Le entrate per gli abbonamenti sono aumentate 3,4 milioni ,  rispetto ai 3,1 milioni dell’anno precedente (qualcuno in più ha evidentemente creduto nell’anno buono) e i 2,4 milioni del 2016. Trend in rialzo anno dopo anno, sebben minimo, il che spiega come gli abbonati abbiano apprezzato il gioco di Sarri col passare del tempo.

2) i proventi Uefa (diritti tv per partecipazione alla Champions ed EL, ossia premi+marketpool)

Qua c’è stata una perdita importante di circa 26 milioni, derivanti dalla mancata qualificazione agli ottavi e alla prematura eliminazione dall’EL.

I proventi dei diritti delle Coppe sono stati di circa 40 MILIONI, mentre l’anno precedente la qualificazione agli ottavi ha portato nelle casse societaria 66,113 milioni, contro i 13 milioni dell’anno precedente in EL, ossia un + 378%

3) diritti tv Campionato, amichevoli e altri

Qui c’è una leggerissima variazione positiva, con ricavi per 73 milioni contro i 71 milioni dell’anno precedente, e i 74 del 2016 (per Campionato e Coppa Italia).

I diritti tv sono circa la metà del fatturato strutturale del Napoli, garantiti sino al 2021, saranno superiori agli attuali per il triennio, a partire dalla stagione in corso (che chiuderà i conti al 30 giugno 2019).

Restano pressochè invariati gli incassi per i diritti tv delle amichevoli e delle altri diritti ceduti : attestatisi su circa 5 milioni.

4) proventi commerciali e da sponsorizzazioni

 34 MILIONI (contro i 32 del 2017 e i 29 della stagione precedente).

Marketing e sponsorizzazioni quindi in aumento, ma con ritmi da lumaca. Ad oggi il salto di qualità non si fa con questa posta di fatturato strutturale.

- sponsor tecnico 8,1 milioni (erano 8 e anno prec, 7,8)

- sponsor ufficiali 8,7 rispetto a 8,3 milioni (erano 5,7 nel 2016)

-sponsor isituzionali  7,4 rispetto 6,4

- altri ricavi 9 milioni (invariati)

Ma veniamo alla parte che riguarda i calciatori :

INCASSI DA CESSIONI

1) plusvalenze 30 milioni (rispetto ai 104.410,600 del 2017)

Queste le plusvalenze del 2017

Numeri da capogiro grazie alla plusvalenza derivante dalla cessione di Higuain

Venduto  a 90 milioni ha generato un plus di 86 MILIONI

Ma non è il solo :

Gabbiadini venduto a 16 MILIONI ha generato un plus di 13,7 milioni

David Lopez ceduto a 4,2 MILIONI ha generato un plus di 2,447 milioni

El Kaddouri ceduto a 1,2 MILIONI ha generato un plus di 1,1oo milioni

Poi altre piccole plusvalenze da altre cessioni

Andujar ceduto a 500mila euro (plus di 360mila)

Valdifiori ceduto a 3,5 Milioni (plus di 420mila)

Uvini ceduto a 200mila euro (plus di 145mila)

Novothny ceduto a 150.000 euro (plus di 146mila)

(Unica minusvalenza per Radosevic -55mila euro)

Il prestito di Grassi all’Atalanta ha consentito incasso di 350mila euro

Plusvalenze 2018

30 milioni (a fronte di un prezzo di cessione di 36 milioni)

Abbiamo detto essere molto inferiori a quelle dell’anno scorso, il che ha determinato un incasso di circa 75 milioni in meno, ma che ha consentito alla squadra di trattenere i migliori giocatori, come espressamente richiesto da Sarri, con consistenti aumenti contrattuali e rinnovi (che, come vedremo pio, hanno ulteriormente accresciuto il monte ingaggi, arrivato alla cifra considerevole di 91 milioni per i soli calciatori).

Zapata 19,735Milioni

Maiello 750mila €

Gnahore 1,470 M

De Guzman 1 M

Dezi 1,6 M

Pavoletti 4,227 M

Strinic 1,2 M

A questi vanno aggiunti il prestito oneroso di Grassi alla Spal, pari a 250mila euro e di Maksimovic allo Spartak Mosca , pari a 1 milione.

Quindi in conclusione minori entrate dall’Europa e dal mercato (plusvalenze), che hanno inciso per circa 100 milioni in meno. Il grosso sta qua. Il fatturato strutturale purtroppo non ha grossi scossoni, aumenta, ma a ritmi lenti e che non fanno presagire grossi miglioramenti.

Investire in strutture, l’ingresso di nuovi soci e capitali, sponsorizzazioni di alto profilo sono le uniche strade (sino ad ora non percorse), a quanto pare, per cambiare lo stato delle cose, se lo si vuole fare.

Altrimenti le fonti di incasso per la  permanenza a discreti livelli continueranno ad essere i diritti televisivi europei, ossia la partecipazione costante e senza soluzione di continuità alla Champions (andando avanti il più possibile nella competizione) e le plusvalenze da cessione dei calciatori.

D’altronde con i costi attuali, che vedremo sotto, non si può fare altrimenti.

Il vaso è colmo.

Puntare sulla nascita di giovani in casa e uno scouting attento e preparato a questo punto diventano fondamentali per dare qualcosa in più.

Proseguiamo con i costi per un’analisi completa, che possa far comprendere quanto siano saliti.

COSTI (219 milioni circa- 207 nel 2017)

Il Napoli con entrate enormi ha anche aumentato i costi nel 2017, tra l’altro non riuscendo ad evitare un salasso fiscale di ben 34 milioni

Sappiamo che il Napoli investe quasi tutto in calciatori e difatti la maggior parte dei costi si riferiscono ai loro compensi (cartellini, ammortizzati a quote decrescenti e monte ingaggi).

Ma vediamo come.

IL MONTE INGAGGI

l’aumento è stato del 21% il monte è passato da 65 milioni a 78 MILIONI nel 2017 ed è arrivato nel 2018 a ben 91 milioni.

Aumentato nel 2017, grazie al rinnovo di Sarri, anche la quota destinata agli allenatori , da 3,146 milioni a 5.165 milioni, che si è attestata su questa cifra anche nel 2018 (oltre a 1 milione circa di bonus legati ai risultati sportivi).

i bonus contrattuali ai calciatori sono passati da 7,7 milioni a 8.7 milioni (+12%) nel 2017 e sono schizzati nel 2018 a oltre 12 milioni.

In totale il monte stpendi, tra calciatori, tecnici e altri tesserati sfiora i 113 milioni, comprensivi dei bonus erogati.

Il monte è ulteriormente cresciuto ed è attualmente vicino ai 130 milioni.

Pesano in primis gli emolumenti del nuovo staff tecnico (incluso ovviamente l’ingaggio di Ancelotti, che percepisce circa il doppio di Sarri, se non oltre…lo sapremo con un pò più di certezza sul prossimo bilancio) e alcuni rinnovi contrattuali già effettuati, oltre a qualche ingaggio più pesante dei nuovi arrivati (ma qui la differenza è minima, Younes, Verdi, Malcuit e Fabian Ruiz prendono poco più di Maggio, Giaccherini, Jorginho e Tonelli).

AMMORTAMENTO CARTELLINI

Nel 2017 (anno di cospicui investimenti, oltre 100 milioni sul mercato) è aumentato del 52%, si è passati da 50 milioni a 75 MILIONI.

L’aumento era dovuto agli acquisti effettuati (cartellini tutti ammortizzati al 40% il primo anno) che vanno via via diminuendo (sappiamo che il Napoli ammortizza il valore dei cartellini a quota decrescente) e sono scesi a 64 MILIONI.

Ricordo che nel 2017 acquistammo :

Maksimovic 26 MILIONI, Zielinski 20 MILIONI, Milik 32 MILIONI, Diawara 13 MILIONI, Pavoletti 13 MILIONI, Ounas 10 MILIONI e 142mila, Rog 16,5 MILIONI, Giaccherini 1 milione e 575mila, Leandrinho 600mila.

Quest’anno c’era poco da aggiungere alla quota, ossia il 40% dei Mario Rui (costato 9,5 milioni) Inglese (costato 12 milioni, Mezzoni (1 milione e 400mila euro).

Sappiamo dal bilancio anche i costi di Vinicius Morais , 3,3 milioni e Verdi 24,5 milioni

Tra i costi troviamo il compenso al CdA che è stato di 1 milione, rispetto ai 4 milioni.477.00 e 300 euro del 2017

Il compenso è variato nel corso degli anni a seconda del fatturato, ma soprattutto degli utili (1 milione quando c’è stato il rosso)

- 5 milioni circa nell’anno di cessione di Cavani + Champions in cui il fatturato è stato di circa 220 milioni e l’attivo elevato

- 1 milione nel secondo anno di Benitez

- 1 milione nel primo anno di Sarri

In questi 2 ultimi anni il fatturato si era attestato sui 140 e 150 milioni circa.

Il Napoli, come detto, ha aumentato i costi, di oltre 50 milioni nel 2017, ma ha potuto farlo grazie ai soldi incassati dalle plusvalenze e dalla Champions, mentre nella stagione in corso senza grosse plusvalenze (cessioni di Zapata, strinic e Pavoletti) e con incassi Champions ridotti (ci siamo fermati ai gironi e fuori dall’EL), con costi rimasti pressochè invariati, se non aumentati rispetto all’anno precedente e l’obbligo di restare nei 30 milioni di disavanzo in bilancio, il mercato non è potuto essere ricchissimo.

Nel prossimo bilancio (quello dell’anno in corso) si è proceduto con la solita filosofia, soldi della Champions invariati (qualcosa in più potrebbe arrivare dall’Europa League), ma stavolta, pur essendo aumentati ancora i costi per salari e stipendi e il monte ingaggi, non finiremo in rosso grazie alle plusvalenze di Jorginho e…ahinoi….di Hamsik, che porteranno 80 milioni, ossia 50 in più dell’anno scorso).

Il Napoli, come detto, senza crescita sostanziale, ma con la politica dell’oculatezza e dei piccoli passi (con questi avanza il fatturato strutturale, che potrebbe assestarsi anche a 160 milioni nell’anno in corso) resterà in questa, pur appagante (per certi versi), dimensione.

Per sostenere costi che vanno al di là dei 200 milioni la Champions è l’ossigeno, il mercato dipenderà solo dalle cessioni e dalle conseguenti plusvalenze.

Un colpo al cerchio (monte ingaggi), un colpo alla botte (nuovi arrivi con partenze).

Nulla di nuovo e Forza Napoli Sempre.

 
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